A 1632 metri di quota si apre una cavità nota da tempo, con una temperatura di circa 1 grado (all'ingresso) e impostata su una spaccatura verticale. Rivisitata in più occasioni, si è rivelata subito interessante per una sua peculiarità: a renderla unica infatti è la presenza al suo interno di un deposito di ghiaccio perenne, unico caso così clamoroso in Appennino a quelle quote. Ispezionandone le diramazioni si è subito condivisa l’idea che da un piccolo meandro laterale dal quale fuoriusciva una gelida corrente d’aria potessero esserci sviluppi esplorativi.
12 luglio 2007
In una interminabile giornata, da soli, superiamo otto metri di uno stretto meandro oltre il quale una saletta si affaccia direttamente su un'incredibile verticale di 37 m. E' il primo pozzo del nuovo abisso: per la sua bellezza lo chiamiamo subito "Che spettacolo!"
21 luglio 2007
Scendiamo il pozzo iniziale e capiamo subito di essere di fronte a qualcosa di complesso ed articolato. Ignorando alcune finestre scendiamo seguendo la via più ovvia, un altro salto da 25 e poi uno da 8 e sfortunatamente l’unica corda da 100 m che ci eravamo portati termina in una saletta. Gettato un sasso oltre il ciglio l’euforia sale alle stelle: la grotta continua e alla grande! Sotto di noi stimiamo altri 50 m di verticale.
28 luglio 2007
Meglio equipaggiati ci apprestiamo ad armare il 50. Sotto la frattura è enorme e allungata. Da un lato un enorme camino dà adito ad un rigagnolo che si perde sotto di noi in una vasca. Tutto è ampio. Ma non c’è più tempo, siamo bagnati, l’umidità, la temperatura che qui è di circa 2,4 gradi e la notevole corrente d’aria ci costringe a tornare velocemente in superfice. Una breve occhiata al proseguo e poi via nuovamente verso casa pieni di buone speranze...
4 agosto 2007
Paradossalmente la scoperta invece di amalgamare ed unire, divide e crea manie di esclusività e protagonismo (leggi sotto a "Un analisi necessaria"). Una collaborazione che avevamo instaurato con un gruppo di pseudo-speleologi capitanati dal "Signore di Costacciaro" si sfalda quando capiamo che, chi malauguratamente abbiamo coinvolto vuole appropriarsi della scoperta con atteggiamenti totalitari da padrone delle grotte!. Il pretesto capriccioso e futile ci fà così semplicemente interrompere i rapporti con questi personaggi, sicuramente non nuovi al mondo della speleologia per le loro abitudini. Non polemizzeremo oltre, l'entusiasmo e la consapevolezza di aver davvero esplorato ci saziano e ci appagano! E le grotte poi lo sappiamo, non appartengono a nessuno!
9 Agosto 2007
Riorganizzati e a più riprese torniamo in grotta per continuare il rilievo e proseguire nell'esplorazione. Risaliamo un ramo parallelo, un camino da 30 mt e ci infiliamo nel fetidissimo Chiavatappi, un meandro stretto, bagnato e fangosissimo che gira su se stesso come un cavatappi fino a tornare sulla stessa verticale, a circa una ventina di metri sopra il punto da dove eravamo entrati. Ma le soddisfazioni più grandi arriveranno da una finestrella a -120 mt. circa, oltre la quale con la forzatura di uno stretto meandrino bagnato ci affaccieremo su un incredibile pozzo parallelo (ora sappiamo di 130 metri) il più bello e ampio di tutta la grotta, che termina su un magnifico e profondo lago.. La volta successiva poi, grazie ad una finestrella alla base del p.37 riusciremo a calarci nel 130 da molto più in alto..
Le esplorazioni continuano e successivamente sopra il p. 130 tramite alcune risalite,intercettiamo una via per un secondo ingresso della Nevera, il collegamento con Little Dragon sembra ormai ovvio.. Ma le solprese non finiscono qui, recentemente abbiamo trovato un p.50 che sfortunatamente però torna sul secondo fondo di -160. Abbiamo però in compenso trovato il fiumiciattolo responsabile del riempimento dell'enorme lago del secondo fordo.
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.aggiornato al 30 novembre 2010